
2)SOGNI E REALTA'
Non ricordo più nulla di quella strana notte. Mi risvegliai l’indomani nel mio letto. Non so come ci sono arrivata,ma ero li,con il mio pigiama preferito addosso.
-Evidentemente ho sognato tutto-.
Scesi dal letto con estrema lentezza e andai in bagno. Mi fissai per circa mezz’ora il collo,alla ricerca di quei segni. Ma nulla,non c’era alcun segno sul mio collo,la mia pelle era perfettamente intatta e liscia.
Ebbi un brivido.
Corsi in salotto e cercai la Katana. Era li,riposta sul tavolino,sul suo piedistallo. Intatta e perfetta.
-Dannazione!-. Esclamai.
Eppure era stato così vivido quel sogno,il dolore. Poi mi venne un’idea. La testa,i segni li sarebbero rimasti. Neppure li vi era qualcosa,i capelli erano in ordine come il giorno prima.
No non è possibile,deve essere successo qualcosa,non posso essermi sognata tutto. Decisi di uscire. Mi vestii comoda e andai a correre. Mi sfogai e percorsi circa 10 km,fino in quel violetto. Non saprei dirvi come lo trovai,ma era quello il posto. Andai a fare un sopraluogo. Cercai per circa un paio d’ore ma zero. Nessun piccolo indizio della presenza di qualcuno,nessuna testimonianza della rissa della sera prima.
Mi convinsi di aver semplicemente sognato. Tornai a casa e mi feci una doccia calda. Quando uscii squillò il telefono,c’era la segreteria. Il mio capo mi chiedeva di vederci.
Sbuffai ma mi rivestii,questa volta per andare a lavoro. Fissai la katana e decisi di lasciarla lì dov’era. Uscii e arrivai un’ora dopo in ufficio.
-Ciao Angie!-.
Salutai la segretaria ed entrai nell’ufficio del capo.
-Voleva vedermi signore?-.
-Buongiorno Agente NVD,dormito bene?-.
-Benissimo signore-. Affermai.
-Si sieda,prego-.
Mi sedetti di fronte a lui,la mia gamba sinistra tremava,ero nervosa.
-Agente l’ho fatta venire qui per via di un problema che è insorto-. Si fermò e mi fissò,più precisamente mi squadrò,da capo a piedi.
-Mi dica-.
-Le do una vacanza Agente,vada dove vuole,purchè lontano da qui!-.
-Le dispiace spiegarsi meglio?-.
-Angie-. Non mi aveva mai chiamata per nome. –Voglio che tu ti allontani da San Francisco,per un po’.ti do una vacanza,niente missioni,niente mostri,vita normale,questo almeno per i prossimi 6 mesi-.
-6 MESI?-. Rimasi sbigottita.-Sta per caso scherzando? 6 mesi ferma? Signore io non capisco,sono il suo migliore agente,non ho mai fallito una missione,perché? Mi vuole licenziare o sostituire?-. Iniziai ad irritarmi,finchè qualcuno non interruppe il nostro discorso. Bussarono alla porta e il mio capo urlò “avanti”. La porta si aprii e lo vidi,fu allora che presi coscienza di non aver sognato nulla. Era lì,Jean-Claude in carne ed ossa,me lo ritrovai accanto in due secondi.
-Signor Calliston-. Fece un cenno con il capo per salutare.
-Signor Nikolson-. Rispose il mio capo. Si fissarono per qualche minuto e io sbottai.
-Mi vuole spiegare che diavolo sta succedendo?-. Sbattei i piedi per terra e mi misi in piedi. La mano di Jean-Claude si poggiò sulla mia spalla. Provai irritazione per quel gesto e lo fulminai con lo sguardo.
-Angie cerca di capire per favore. Non intendo licenziarti,né sostituirti,bensì proteggerti-.
-Non ho bisogno di protezione-. Sbuffai incazzata nera.
-Signore non si preoccupi,mi occuperò io di lei-.
-Cosa? Signore lei vuole proteggermi e mi lascia nelle mani di uno di Loro?-.
-Angie,so bene chi è il signor Nikolson e mi fido di lui. E’ il miglior cacciatore di taglie del mondo soprannaturale. E’ stato lui a dirmi che eri in pericolo-.
Fissai negli occhi il vampiro e lui mi guardò dolcemente. Abbassai lo sguardo nel punto in cui doveva essere stato ferito la notte prima,ma non vi era traccia.
Uscii dopo qualche minuto,poiché i due uomini dovevano parlare da soli. Jean-Claude uscii poco dopo.
-Possiamo andare-.
-Io non vengo da nessuna parte finchè non mi spieghi che succede-.
-Strada facendo saprai tutto,risponderò ad ogni domanda-.
Non mi andava giù questa cosa,ma accettai,non avrei potuto fare altrimenti. Quando arrivammo al parcheggio Jean-Claude mi inchiodò contro la portiera del suv nero e mi fisso in cagnesco.
-Che cosa vuoi?-.
-Ti rendi conto del pericolo che hai corso ieri notte?-. Tirò un pugno secco contro la portiera e la lamiera si piegò come se niente fosse. Chiusi gli occhi impaurita.
-Avrei potuto ucciderti,anzi stavo per farlo Angie,sei una pazza suicida,come hai potuto anche solo pensare di donarmi il tuo sangue?-. Il suo viso era contratto e nei suoi occhi lessi il tentativo,per quanto particolare,di chiedermi scusa per essermi balzato al collo.
-Scusa-.
Abbassai lo sguardo. Lui mi sollevò il viso con due dita e mi agganciò con lo sguardo. Provai una strana sensazione.
-Come hai fatto a portarmi a casa?-.
-Sono 5 anni che ti seguo-. Affermò.
Spalancai gli occhi e gli sferrai un pugno in pieno volto.
Sentii le ossa della mia mano frantumarsi e cacciai un urlo.
-Vedi che ti fai male-.
-Fanculo-. Risposi seccata.
-Lo so e hai tutte le ragioni per incazzarti,ma aspetta e ascoltami-.
Dio la mano mi faceva un male cane e come potevo stare calma? Un assassino maledetto mi aveva pedinata per ben 5 anni. Conosceva tutte le mie abitudini,così bene da sapere quale fosse il mio pigiama preferito.
Si morse il polso e me lo mise sotto al naso.
-Avanti bevi,il male passerà e la mano guarirà-.
Mi rifiutai ma non avrei retto,lo fece con la forza. Mi spinse il polso alla bocca e qualche goccia del suo sangue mi colò nella gola. Aveva un sapore terribile e nauseante.
-Va AL DIAVOLO!-. Gridai non appena me lo tose di bocca.
Rise!
-Sono io il diavolo!-.
Mmmmm ottimo.
-Bene,se lo sei torna all’inferno,maledetto bastardo!-.
-Angie te ne prego,Derek non vorrebbe questo-.
Il mio cervello rimase interdetto. Conoscevo un solo Derek,mio padre che era morto 10 anni fa quando avevo 16 anni in un incidente automobilistico,insieme a mia madre,Iris.
-Cosa hai detto?-.
-Hai sentito bene,Derek,si tuo padre-.
-Come conosci mio padre?-. Non mi importava più chi fosse o cosa fosse,sapeva qualcosa su mio padre.
-Dimmi tutto ciò che sai-.
Sospirò e si appoggiò accanto a me.
-Quando saremo a casa ti dirò tutto-.
Maledizione! ancora una volta avrei dovuto aspettare,ma questa volta era diverso,si trattava dei miei genitori,la loro morte non mi era mai andata giù,c’era qualcosa di strano. Mio padre era un guidatore provetto,non avrebbe mai perso il controllo della SUA auto.
Arrivammo nel suo appartamento mezz’ora dopo. Entrai e mi misi comodamente sul divano.
-Bene ora ti siedi qui e mi racconti tutto-.
Obbedì e mi raccontò di come aveva conosciuto mio padre durante una missione. Scoprii che mio padre aveva partecipato ad una retata per uccidere un gruppo di vampiri secolari. Ecco perché era stato via per così tanto tempo. Mi spiegò tantissime cose e mi raccontò alcuni frammenti della sua vita. In un paio d’ore scoprii che aveva ben 12016 anni.
-Li porti bene-. Dissi ridendo. In effetti lo guardai attentamente. Era alto 1.87 m,era robusto ma non troppo,non era grosso era massiccio,erano tutti muscoli,ma a differenza di certi uomini aveva anche un gran cervello. Moro con quegli occhi color nocciola che mi affascinavano,tratti perfetti,come se fosse stato scolpito nel marmo.
Aveva visto tantissime cose,aveva partecipato a quasi tutte le guerre che la mia mente ricorda.
Ero curiosa di sapere come era stato trasformato ma non me lo disse.
-Bene ora sai tutto-.
Già,ma non la cosa che più mi premeva sapere. Guardai fuori dalla finestra,era calato il sole,ma non avrei saputo dire l’ora esatta.
-Adesso fa come se fossi a casa tua,fatti un bel bagno,io devo uscire a fare delle commissioni,tempo un paio d’ore e sarò da te-. Mi sorrise.
-Ok-.
Si alzò e si infilò il lungo cappotto e uscì.
Rimasi da sola,perfetto! Avrei potuto curiosare qua e là per la casa. Stupida idea,notai poco dopo che vi erano delle telecamere.
-Pervertito,come minimo si filma tutte le sue performance-.
Entrai in bagno e fortunatamente li non vi erano telecamere. Decisi di farmi una doccia. Aprii l’acqua calda e iniziai a spogliarmi. Entrai e misi la testa sotto il getto della doccia. Che meraviglia,stavo davvero bene. Chiusi gli occhi e persi la cognizione del tempo.
Non sentii neppure la porta aprirsi e richiudersi. Non mi accorsi della presenza di Jean-Claude finchè non mi sfiorò la schiena con le dita gelate. Sussultai e mi voltai.
-Esci sub…-. Mi bloccai e feci scorrere lo sguardo sul suo corpo nudo,davanti a me.
Era magnificamente bello. I pettorali e gli addominali ben definiti,la classica V che fa impazzire le donne, risollevai lo sguardo di botto,puntandolo sulle braccia. Bicipiti perfetti. Il tutto accadde in qualche secondo,poi giunsi agli occhi. Mi stava scrutando anche lui,aveva fatto una scansione perfetta del mio corpo. Mi ero dimenticata per un attimo di essere anche io nuda.
Arrossii e lo capii da due fattori. Primo sentii le guance andarmi a fuoco,secondo lui sorrise,in modo così naturale da spiazzarmi.
-Non ti spiace vero se mi faccio la doccia con te?-.
Sfrontato pervertito,pensai,ma la mia bocca pronunciò parole diverse.
-Figurati. Immagino che in tutta la tua vita,tu abbia visto così tante donne nude da non stupirti più di nulla-.
Rise,di gusto e si appoggiò con la spalla al muro della doccia.
-E’ vero,ma la bellezza femminile mi stupisce sempre-.
Alzai un sopracciglio.
-Si come no-. Mi voltai dandogli le spalle e percepii la sua vicinanza. Ero imbarazzata e tesa. Era passato davvero troppo tempo dall’ultima volta in cui ero stata così vicina ad un uomo.
-Rilassati Angie-. Iniziò a massaggiarmi le spalle e io mi rilassai all’istante. Stavo davvero bene,l’acqua mi colava calda sulla testa e le sue mani pressavano e toccavano i punti in cui ero più tesa sulle spalle.
Fui colta da un fremito e mi voltai di scatto,non ci pensai due vote e lo baciai. Avevo bisogno di quello,lo volevo e lui lo sapeva. Bastardo,così non valeva. Non si scostò,anzi mi afferrò alla vita con un braccio,mentre con l’altro mi accarezzò una guancia.
Credevo fino a quel momento che le sue labbra fossero fredde,non era così. Erano morbide e calde,più di quelle di qualsiasi uomo avessi mai baciato.
Schiusi le labbra e incontrai la sua lingua,il ricordo che ne avevo non era affatto piacevole. Cosa che non accadde ora. Ci baciammo con sempre più passione e la cosa mi piaceva.
Non andammo oltre,per mia fortuna,perché se solo dopo un bacio avevo perso il contatto con me stessa,non oso pensare a cosa sarebbe potuto succedere se ci fossimo spinti oltre.
Uscimmo dalla doccia,io per prima e mi coprii subito con un asciugamano che trovai lì vicino.
Mi diressi in camera e lì trovai tutte le mie cose,ordinatamente poste sul letto.
-Sei entrato in casa mia?-.
-Si-. Rispose lui,mi voltai e lo vidi lì,con l’asciugamano avvolto alla vita con le braccia conserte. Mi stava guardando.
-Ho pensato che avresti voluto le tue cose vicino,soprattutto visto e considerato che dovremo andarcene-.
-In effetti. Grazie-. non volevo sapere con che criterio avesse scelto le cose,ma a quanto mi sembrava c’era tutto,Non volevo neppure sapere come aveva trovato ogni singola cosa,soprattutto l’intimo.
Solo un paio di cose stonavano con tutto il resto. Un abito rosso fuoco che arrivava pressappoco all’altezza del ginocchio e delle decoltè,tacco 12, lucide nere.
-E quelle?-.
-Un piccolo regalo per farmi perdonare. Sono adatti per la serata che ci aspetta-.
-A si? Cosa c’è non ti va bene come mi vesto?-.
-Vai benissimo,ma serve un abito simile per entrare nel posto in cui andremo-.
-Bah-. Borbottai.
-Perché non li indossi?-.
-Esci e aspettami fuori-.
-Certo-.
Dopo una ventina di minuti uscii dalla stanza e Jean-Claude era sul divano a sorseggiare un drink nel suo abito da sera. Camicia nera che contrastava con la pelle e jeans chiari. Stava da dio. Aveva un profumo buonissimo addosso. Quando mi notò e mi guardò spalancò la bocca e rimase zitto.
-Che c’è?-. Lo guardai male,poi aggiunsi : -Ok mi cambio-. Mi voltai dirigendomi verso la camera,ma mi balzò accanto.
-No,assolutamente,è che sei…- Prese fiato. –Sei stupendamente sexy-.
Rimasi immobile e sorrisi.
-Grazie-. Dissi a bassa voce,pensai per un attimo di averlo solo pensato ma capii dal suo sguardo di averlo detto.
-Anche tu-.
Si avvicinò e mi prese la mano.
-Forza,è ora di andare-.

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