
Lo seguii senza fare storie,presi la giacca lunga e la borsa e uscimmo.
Ci immergemmo nella notte fredda,sul suo suv che sfrecciava per le vie di San Francisco. Passai l’intero viaggio di un’ora e mezza a fissare il paesaggio. Ogni tanto mi voltavo a guardarlo. Era un pezzo di marmo,fissava la strada senza mai scostare lo sguardo,una mano salda sul volante,l’altra sul cambio. Mi fermai ad osservarlo e ad analizzarlo,pur sapendo che se ne sarebbe accorto,ma non mi importava. Questa sera sembrava diverso. Non so dirvi esattamente per cosa,ma c’era un’espressione strana sul suo volto. Come se fosse ansioso,preoccupato,pensieroso. Ma a cosa stava pensando?
Non l’ho mai saputo. Mi accorsi di essere arrivata solo quando voltò lo sguardo verso di me dicendomi:
-Angie,qualcosa non va? Guarda che siamo arrivati-.
Arrossii.
-No no,ti stavo solo guardando. Eri così immerso nei tuoi pensieri che sembravi quasi distaccato-.
Lui rise.
-So bene cosa vorresti sapere,ma non sono affari tuoi-.
Mi rispose con un tono mellifluo ma mi sembrò seccato.
Mi voltai,mandandolo al diavolo mentalmente,per aprire la portiera ma non feci in tempo a impugnare la maniglia per aprire che la portiera si aprii,da sola pensai. Stupida,era semplicemente sceso con una velocità tale da aprirti la portiera Angie,avanti ragiona.
Scesi con un po’ di difficoltà dal suv,un po’ per l’altezza,un po’ per le scarpe che indossavo. Mi piacevano i tacchi,ma con il lavoro che facevo li usavo raramente,solo ad alcune feste di amici.
Mi prese la mano e mi sollevò piano per aiutarmi.
-Guarda che so scendere da sola,non sono così vecchia e impedita-.
Lo guadai infastidita,perché aveva palesemente capito la mia difficoltà con quei trampoli tacco 12.
-Non ti preoccupare,non riaccadrà più-.
Mollò la presa e io barcollai,prendendo una storta.
-Cazzo!-. Esclamai,appoggiandomi alla portiera per sostenermi,avendo perso per qualche secondo l’equilibrio e la capacità di stare in piedi. Alzai lo sguardo e non lo vidi,poi udii la sua voce.
-Ti vuoi muovere?-.
-Vaffanculo Jean-Claude. Mi hai fatto indossare queste scarpe orrende e scomode,mi hai costretta a vestirmi come una donnaccia e mi rompi anche se ci metto un po’ a scendere dal tuo dannatissimo suv?-.
Rimase immobile a fissarmi,ma sul suo viso notai una smorfia. Sbuffando mi feci forza e iniziai a camminare,ma al terzo passo la caviglia mi faceva troppo male così decisi di levare le scarpe e lo raggiunsi tenendole in mano.
-Sai com’è io sono una cacciatrice non un’accompagnatrice-.
Alzò un sopracciglio.
-No tu sei una donna,è diverso-.
A quel punto non ci vidi più,ero accecata dalla rabbia,mi infilai i tacchi rialzandomi e lo superai con passo spedito,aprendo la porta ed entrando. Non lo avessi mai fatto. Davanti a me si aprirono le porte dell’inferno. Da fuori non avevo udito alcun suono,ma dentro,in quel locale era sparata una musica assordante. Una serie di luci stroboscopiche e rosse mi infastidirono alquanto. Ma fu ancora più sconvolgente quando notai le persone che vi erano all’interno. Uomini,donne e soprattutto vampiri.
In ogni angolo,dovunque voltassi lo sguardo c’era un dannatissimo succhiasangue che si stava nutrendo da un povero mal capitato. Agii d’istinto e portai la mano destra vicino al fianco,in cerca della mia katana,che ovviamente non c’era. Trovai invece il braccio freddo,pensando che fosse Jean-Claude,mi voltai di scatto,ma vidi subito che non era lui.
-Ehi bellezza,avrei un po’ sete-.
Aveva i canini esposti e due occhi color ambra,mi fissava e si passava più volte la lingua sulle labbra.
Mi si raggelò il sangue,quando vidi una mano afferrarlo da dietro per il collo e sollevarlo di almeno mezzo metro. Udii la voce e capii subito,ma rimasi ancor più shockata per le parole.
-Osa avvicinarti ancora a lei e ti farò conoscere la vera morte,lenta e dolorosa. Non lo sai che non ci si rivolge così ad una donna?-.
non gli diede neppure il tempo di rispondere,lo scaraventò all’indietro e il vampiro mugugnò,balzando in piedi e ringhiando.
- Qui ci è concesso bere e se questo bel bocconcino non ha intenzione di fare da drink,non sarebbe dovuta entrare-.
Jean-Claude scattò,ancorandolo al muro,con le zanne esposte ed uno sguardo omicida che mi terrorizzò.
-Lei non è qui come drink,bensì sta con me,è la mia compagna,quindi ora ti scuserai con lei per la tua maleducazione,chiaro?-.
Il vampiro scostò la testa di lato per guardarmi.
-Le chiedo scusa signorina-. Poi si dileguò.
Jean-Claude si voltò verso di me.
-Stai bene?-.
Annuii restando zitta.
Mi appoggiò una mano sulla schiena e mi spinse leggermente in avanti,verso un angolo di divanetti vuoto. Ci sedemmo e mi domandò cosa volessi da bere.
-Nulla-. Risposi.
-Sicura?-.
-Si,grazie. Al massimo più tardi-.
Mi fissò per un attimo,poi feci un respiro e mi decisi a chiederglielo.
-Prima hai detto che sono la tua compagna e quel vampiro si è subito scusato,perché?-.
Sorrise.
-Nel nostro ambiente ci sono delle regole ben precise,oltre ad una gerarchia per età,un vampiro non deve assolutamente sfiorare una donna,se questa appartiene ad un altro,anche se più giovane di lui-.
-Io non ti appartengo-. Mi affrettai a puntualizzare.
-Forse si,forse no,ma qui si! Anzi da oggi in poi tu sei mia,sei la mia compagna-.
-Cosa? Ma ti sei bevuto un po’ di sangue corretto per caso?-.
-Angie,non travisare,compagna per noi significa una donna o un uomo,dipende dagli interessi sessuali che un vampiro ha,che si è unito al proprio vampiro-.
-Ma noi non ci siamo uniti-. Iniziavo ad irritarmi.
-invece si,nel momento in cui ci siamo scambiati il sangue. Sappi che noi vampiri non doniamo il nostro sangue a chiunque. Solo in casi rarissimi. Ricorda anche che voi umani per noi siete fonte di cibo,raramente accade che uno di noi si innamori e si unisca ad un essere umano,ma quando accade,il vampiro fa uno scambio con l’umano in questione,legandosi a lui per sempre-.
Oh merda!
-Mi stai forse dicendo che da adesso fino alla mia morte io sono tua? Tua nel senso che è come se fossimo una coppia?-.
-Una specie. Ma tra noi è diverso. Non sono innamorato di te e tu non lo sei di me. Perché credi che mi sia così infuriato quando mi hai donato il tuo sangue? Mi hai salvato la vita e sarei stato in debito con te. Credi forse che io ti voglia?-.
Non seppi rispondere,so solo che mi balenò alla mente il ricordo di qualche ora prima nella doccia e decisi di dirglielo.
-Beh nella doccia non mi pareva che ti facessi schifo-.
Colpito e affondato.
-Ahahahahahahahahahahah,devi ancora imparare molte cose piccola-.
-Non sono piccola e men che meno sono tua,me ne frego delle vostre regole assurde e bizzarre. Ora voglio sapere cosa ci facciamo in un covo di pazzi sanguinari-.
-Hai ragione,ci siamo un po’ persi in discorsi inutili. Veniamo al dunque. Ti ho portata qui per mostrarti il mio mondo,siccome da oggi fino alla fine dei 6 mesi,dovrai venire con me. E’ bene che ti abitui sin da subito alla mia vita. A meno che tu non voglia rimanere chiusa in casa tutto il santo giorno-.
Non ebbi la forza di controbattere. Accavallai le gambe,per poi decidere di buttarmi nella mischia della pista.
Mi alzai e gli passai accanto,lui mi prese la mano e mi guardò con fare interrogativo.
-Dove vai?-.
-A ballare!-.
-Da sola?-.
-Ovvio che no,tu devi venire con me,sei il mio vampiro o sbaglio?-.
Sorrise,come suo solito e io mi sciolsi,mi stavo lentamente innamorando di quel sorriso.
-Sarò tutto quello che desideri piccola-.
Si alzò e mi baciò. Un bacio veloce ma inaspettato.
Le sue labbra calde sfiorarono le mie in un modo così provocante che provai il desiderio di essere ancora in quella doccia,lui mi fissò e mi disse:
-Beh è piaciuto anche a te allora-.
-Cosa?-. Chiesi ingenuamente.
-Baciarmi nella doccia,sciocchina-.
Mi avvamparono le guance.
-Cosa te lo fa pensare?-.
-Sei tu che lo hai pensato-.
Fuck!
-Mi leggi nella mente?-.
-No,però sento quello che provi,sia fisicamente che emotivamente,lo percepisco-.
Mi irrigidii all’istante.
Da adesso in poi avrei dovuto porre maggior attenzione a quello che pensavo e provavo.
Jean-Claude mi portò in pista e iniziammo a ballare. Ero completamente a mio agio,nonostante l’abito scomodo e i tacchi.
Jean-Caude era bravissimo a ballare,il massimo lo raggiunse in un tango argentino. Mi faceva roteare come se fossi leggerissima. E’ un ballo sensuale e faticai tantissimo a trattenere le mie emozioni,poi ad un certo punto decisi di lasciar perdere e mi abbandonai completamente. Bevemmo un po’ di spumante e quando capimmo di essere entrambi brilli,io soprattutto,tornammo a casa. Jean-Claude mi portò in braccio fino alla macchina,mi posò sul sedile del passeggero,mi allacciò la cintura e rimase a fissarmi per qualche secondo,poi chiuse la portiera,fece il giro e salì. Arrivammo a casa,lo capii dal fatto che sentii il profumo della mia stanza. Aprii gli occhi,Jean-Claude era sopra di me che mi stava spogliando con dolcezza,mi guardava solo una cosa,il collo. Osservava che il battito rimanesse regolare.
Il mio cervello aveva staccato la spina un bel po’ di ore prima. Allungai la mano e gli sfiorai una guancia,lui schizzò con lo sguardo ai miei occhi.
-Ehi come ti sen…-.
Lo interruppi posando un dito sulla sua bocca.
-Shut up-.
Mi agganciai ai suoi fianchi con le gambe,portai le braccia al suo collo,poi mi issai facendo forza e raggiunsi con le mie labbra le sue. Lo baciai,con passione. Le nostre lingue si trovarono e iniziarono una loro danza. Mi sentivo calda e appagata,lo desideravo,ora,in quel preciso istante.
Ma ad un certo punto Jean-Claude mi bloccò e mi staccò.
-Angie no!-.
Furono le uniche cose che mi disse,si alzò e se ne andò,lasciandomi lì,seminuda con una voglia pazzesca. Non capii,ma preferii non continuare. Era stato già abbastanza umiliante ciò che avevo fatto. Andai nel mio bagno,mi guardai allo specchio,mi feci ribrezzo. Mi struccai e mi infilai sotto le coperte,la testa mi girava a mille e il cuore martellava. Presi sonno quasi subito.
L’indomani mi svegliai di buon ora. Mi vestii e uscii per fare due passi,il tempo trascorse veloce e quando rientrai era già buio,fu il delirio.
Jean-Claude mi sbraitò dietro ogni sorta d’insulto.
Io non ne potei più. Avevo deciso di tacere la cosa,ma aveva esagerato.
-Non fare il finto interessato,primo perché sei un’idiota,seconda cosa,siccome ieri sera te ne sei sparito così,non mi rompere-. Tacque subito. Rimase accigliato e in silenzio. Ci fissammo per qualche minuto,non scostai il mio sguardo da lui,mi irritava,poiché stava lì a guardarmi. Riuscii a sostenere il suo sguardo,poi me lo ritrovai davanti a due cm da me.
-Non fare la sfacciata signorinella chiaro? Ti ho avvisata appena ce ne siamo andati dall’ufficio. Dovevi rimanere in casa,FINE. Se ti succedesse qualcosa non me lo perdonerei mai-.
-Non sei nessuno per dirmi cosa devo o non devo fare. Mi sono sempre presa cura di me stessa e tu in tutti questi anni non ci sei stato,quindi lasciami in pace-.
Lo sfidai con lo sguardo,poi aggiunsi:
-Non sai nulla di me,cinque anni non sono nulla,tu non sai cosa mi è successo e non mi interessa se hai conosciuto mio padre. Tu sei solo un individuo malato,un morto che cammina,un semplice assassino che avrei dovuto sgozzare quella sera in piazza. Sei solo un bastardo prepotente,solo perché sei millenario e hai quei cazzutissimi canini che ti servono per uccidere. Dimmi con quale criterio scegli la tua vittima eh? -. Non mi resi conto,presa dall’agitazione e dalla rabbia che si era fatto più vicino. Ero finita con le spalle al muro e lui era di fronte a me con il palmo delle mani appoggiato sul muro e le braccia tese.
-Pensi che io non sappia nulla di te? Pensi che non sappia che a sei anni sei stata attaccata e sei sopravvissuta poichè sei stata salvata e non sai da chi? Pensi che io non sappia quale sia il tuo gusto di gelato preferito? Menta e cioccolato. Pensi di sapere cosa sono? Beh ti sbagli,pensi che io non ti voglia? Pensi che a me non importi nulla di te? Angie ti sbagli,ti sbagli di grosso. Ti seguo da 5 anni è vero,per protezione però,ma ti ho vista crescere,ti guardavo da lontano e so cose di te che neppure tu sai. Conoscevo tuo nonno e tutta la tua famiglia da parte di padre. Erano tutti cacciatori e il primo di loro,il tuo avo Peter Corthonfist fu trasformato e divenne un vampiro cacciatore. Tu hai i suoi geni Angie e arriverà un momento della tua vita in cui affioreranno le tue abilità. Sono tornato in città quando ho scoperto che nel mio mondo ti stavano braccando,vogliono eliminarti perché sanno quanto diverresti pericolosa-.
Lo ascoltavo esterrefatta mentre mi spiattellava tutta la mia vita,tutti i miei segreti così,come se nulla fosse. Ripensai alla scena dell’attacco, a sei anni,ripensai a quella sagoma scura che mi portò in salvo,ripensai a quelle braccia forti a quel sorriso,a quello sguardo. Il mio cervello andò in corto,mi scollegai completamente e ricordai. I suoi occhi,li guardai fissandolo e lui ricambiò.
-Se…se…sei tu vero? Eri tu quella notte?-. Iniziai a piangere,avevo sempre immaginato che fosse stato un angelo a salvarmi non la cosa che da anni tento di uccidere,non il male in persona.
Abbassò lo sguardo e mi rispose:
-Si Angie,ero io. Devi sapere che sin dai tempi di Peter venne creata un’alleanza. Ogni cacciatore aveva il suo vampiro,segugio,guardia del corpo,amante in certi casi. Per quanto io sia vecchio,tu sei la mia cacciatrice,tra noi c’è un legame profondo che va al di là dell’attrazione fisica,che va al di là di tutto ciò che hai mai provato. Perché ti sei trovata al sicuro tra le mie braccia? Perché ti sei fidata? Semplicemente perché tu sei la sola persona per cui morirei,seriamente,sei l’unica per cui mi sacrificherei. Farei di tutto pur di vederti e tenerti al sicuro-.
Sollevai il braccio e gli accarezzai una guancia.
Ecco perché mi ero sentita così bene con lui,a mio agio,sicura e stavo bene. Era tutta una questione di alchimia di intesa. Ero in perfetta sintonia con il diavolo,no che dico con il MIO diavolo. Lo baciai. Non ci pensai neppure,lo volevo e non mi importava cosa fosse e neppure il fatto che fino a due minuti prima stavamo litigando.
Portai le braccia al suo collo,lo tirai verso di me e si appoggiò con il petto contro il mio,iniziò ad accarezzarmi il viso,le nostre lingue si intrecciavano,ogni tanto gli mordevo il labbro e lui rideva. Mi prese per i fianchi e mi sollevò,mi agganciai ai suoi con le gambe. Lo desideravo più che mai e capii che provava la stessa cosa lui. Mi portò nell’altra stanza,la sua,mi appoggiò sul letto sovrastandomi,continuando a baciarmi. Ad un certo punto si staccò e mi guardò,inclinando la testa un poco.
-Angie sei sicura di quello che stai facendo? Io non voglio obbligarti a fare nulla-.
-Ti voglio Jean-Claude,sono abbastanza grande da sapere cosa desidero-.
Sorrise come sempre,lo stesso sorriso che per tanti anni mi ha accompagnata attraverso quel ricordo,l’unica cosa bella di quella notte tragica per me.
Si avvicinò al mio collo e lo baciò con delicatezza. Rabbrividii al tocco delle sue labbra ma non ebbi paura,il cuore non sussultò.
-Non ti farei mai del male-.
-Lo so,ma adesso sta zitto-. Lo zittii e lo guardai.
-lo voglio Jean-Claude,vediamo se è vero che i vampiri sono così bravi a letto-.
-Ahahahahah non provocarmi piccola o poi te ne penti-.
-Non credo proprio-. Sorrisi io questa volta.
Ci spogliammo con disinvoltura e iniziammo a baciarci con passione. Io ero comodamente appoggiata al cuscino,ma decisi di rivoltare la situazione,mi misi sopra e lo fissai,lui appoggiò le mani sui miei fianchi e da li in poi persi completamente il rapporto con l realtà. Mi abbandonai completamente alle sensazioni. Sentivo le sue mani su di me e il respiro caldo sul mio collo.
Fu una nottata intensa e non la dimenticai facilmente.

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