welcome


My little corner of paradise in the middle of Hell

Informazioni personali

lunedì 13 dicembre 2010

primo capitolo del racconto :)


1)NOTTI FREDDE...




Sono sul treno e sto viaggiando per la città. Fisso fuori dal finestrino e conto le gocce. Disegno sul vetro con le dita. Siamo un mucchio di sardine, spiaccicate l’una accanto all’altra. Riesco a voltare un poco la testa e lo vedo,seduto che fissa un punto preciso. Il collo di una ragazza li di fronte,bella e sensuale. Eh no penso dentro di me. non davanti a tutti per lo meno . Metto la mano sotto la giacca e sento il manico della mia Katana. Sono pronta a sfoderarla se fosse necessario,ma preferirei evitare,troppi civili di mezzo. Il treno si ferma e lui scende. Cazzo. Spintono un po’ ma prima di arrivare all’uscita le porte mi si chiudono davanti. Nooo. Lo perdo di vista e resto li,con il naso attaccato al vetro incazzandomi con me stessa per essermelo fatto sfuggire. Scendo alla fermata seguente e mi incammino verso il centro. Le mani in tasca e lo sguardo vigile. Passo per i vicoletti più bui e impugno la Katana,solo così mi sento al sicuro. Arrivo in centro e c’è un gregge intero di persone che vanno avanti e indietro per negozi. Periodo di Natale,quanto lo odio. Passo in mezzo alla folla,volto lo sguardo all’indietro per scrutare meglio ma vado a sbattere contro un corpo solido e duro. Merda,penso. La Katana mi cade per terra e noto subito delle lunga dita affusolate che la impugnano. Il mio cuore inizia a battere veloce. E’ lui,cazzo,mi ha notata e ha in mano l’unica arma che ho per difendermi. Alzo lentamente lo sguardo da terra,non è lui. Incontro i suoi occhi. Due iridi color nocciola mi fissano,sono inquietanti. Sposto lo sguardo sul resto del viso velocemente e scorgo una bocca perfetta,il disegno delle labbra,rosse come un bocciolo di rosa contrastano con il bianco candido della pelle.

Quelle labbra perfette celano un arma appuntita,ma che dico due armi appuntite. Potrebbe uccidermi in un secondo. Riporto lo sguardo ai suoi occhi,sono freddi,vuoti. Continua a fissarmi,all’incirca saranno passati un paio di minuti,di completo e irritante silenzio.

Fu lui a parlare per primo.

-Questa splendida spada dovresti trattarla meglio-.

Pff ma che cazzo ne sai tu di come la tratto,pensai.

Sorrisi sfrontatamente.

-Hai ragione,scusa sono un po’ distratta-.

Mi sorrise,mostrò i suoi denti,perfetti come il resto.

-Mi chiamo Jean-Claude,piacere-.

Mi porse la mano a mo di stretta.

La afferrai saldamente.

-Angie-. Affermai.

-Gran bel nome,mi ricorda tanto un angelo-.

Ero tutto tranne che un angelo. Sono una spietata assassina,cacciatrice di mostri. Mi sono specializzata in una delle scuole più prestigiose sul soprannaturale,soprattutto amo trattare con i Vampiri.

Nella mia vita ne avrò uccisi un centinaio,tra giovani e antichi.

-Potrei riavere la mia spada?-.

-Certo scusa-.

Me la porse e io la afferrai velocissima,ritraendola sotto la lunga giacca nera di pelle.

Stavo per andarmene,quando mi afferrò un polso.

Scattai come una molla,ma la sua presa era salda.

-Lasciami o mi metto ad urlare-. Con la mano libera impugnai la spada.

Se fossi stata costretta l’avrei usata e lo avrei decapitato lì,seduta stante.

-Non credo proprio. Non ti converrebbe. Piuttosto seguimi,senza fare domande-.

-Col cavolo che ti seguo,non so neppure chi sei-.

Imbronciata iniziai a fare forza per sfuggire alla morsa di acciaio.

-Angie,non ti conviene,davvero. Non sto scherzando,devi venire con me-.

-Devo? Ma chi ti credi di essere eh? Non sono più una bambina e non prendo ordini dagli sconosciuti-.

-Hai ragione e lo capisco,ma fidati di me,è meglio se ce ne andiamo e rimani con me-.

Cazzo ho perso un potenziale assassino notturno e me ne ritrovo

un altro davanti che pretende che vada con lui.

Lo fissai accigliata e lo guardai negli occhi. Quegli occhi,mi hanno insegnato a non fissarli mai troppo,la maggior parte ha la capacità di intortarti e di farti fare ciò che vuole. Poi mi si accese una lampadina. Perché no?,potrei andare con lui e vedere che vuole. Potrei coglierlo di sorpresa. Durante tutto il mio viaggio mentale il vampirello non accennò a mollare la presa,fino a quando,in una frazione di secondo non mi ritrovai con la faccia contro il suo petto.

-Ehi che dia…-. Mi bloccò alzandomi il viso con una mano.

-Angie so cosa sei e cosa fai,so che sai che razza di mostro sono,ma ti prego di seguirmi. Questa notte è bene che tu non sia in giro-.

La mia faccia deve aver assunto la forma di un punto interrogativo,poiché stava per scoppiare a ridere.

-Ok-. Risposi e lui sorrise dolcemente. La sua mano scivolò dal polso alla mia stringendola,intrecciando le sue dita fredde con le mie.

Il mio cuore fece una capriola. Oh gesù,ma che mi prende? Mi sentivo bene,al sicuro. Come poteva essere possibile?

Lui sorrise di nuovo.

-Non mi dire…Facciamo davvero questo effetto?-. Mi guardò e mi accarezzò un guancia.

Spalancai gli occhi e ritrassi la mano subito.

Poi non feci neppure in tempo ad aprire la bocca che mi ritrovai sdraiata sull’asfalto freddo della strada,picchiai la testa violentemente e sentii un calore provenire dal retro della mia testa. Merda,sangue! Vidi il corpo di Jean-Claude irrigidirsi e la sua bocca contrarsi in una smorfia. Udii un ringhio profondo provenire dalla sua gola. Mi sovrastava con la sua mole.

-Merda!-. mugugnò,mi tirò su come se fossi una piuma. Iniziò a correre veloce e si imboscò in una strada senza uscita.

-Resta qui e non ti muovere-. Mi fece sedere in un angolo.

-Ma dove vuoi che vada?-. Sbraitai tenendo premuta la mano sulla ferita.

Jean-Claude faticava a stare calmo,i suoi occhi erano di un rosso acceso e i canini spuntavano da quelle labbra perfette.

Ebbi paura per un nano secondo,dopo di che si voltò velocissimo ed emise un ringhio profondo.

Scostai la testa per vedere oltre la sua sagoma a cosa stesse ringhiando.

Cinque figure scure,avvolte da mantelli si dirigevano verso di noi.

-La ragazza,è nostra!!-. sussurrarono in coro,ma riuscii a percepirlo.

-Lasciatela in pace,lei è MIA!!-. Affermò Jean-Claude con convinzione.

Emisero una specie di risata gutturale ed uno di loro balzò contro Jean-Clude il quale tirò fuori la mia katana dal fodero e lo mancò di striscio. Il vampiro lo schivò gettandosi di lato. Jean-Claude gli balzò addosso e lo azzannò alla spalla.

Emise un grido gutturale e mi si raggelò il sangue. Era buio e non vidi molto. So solo che si dileguarono pochi secondi dopo.

Jean-Claude rimase fermo per qualche minuto,poi si inginocchiò emettendo un gemito. Capii e balzai accanto a lui,ma mi girò la testa e caddi li vicino.

-che è successo? -. Riuscii a chiedere.

-Sto bene piccola,non ti preoccupare,è solo un graffio-.

Cercava di nascondere il dolore,ma io l’avevo capito. Mi sollevò come aveva fatto prima e mi portò a casa sua. Mi fece accomodare sul suo letto e si preoccupò di sistemare la mia ferita sulla testa. Ormai il sangue era raffermo e i capelli erano completamente rossi. Spuntava qualche rara ciocca dorata.

-Adesso sistemiamo questa ferita-. Mi sorrise.

Sorrisi anche io,stranamente.

Prese delle spugne e delle bende. Iniziò a tamponare la ferita con delicatezza,era calmo nonostante l’odore di sangue fosse pungente.

Notai comunque la tensione sul suo viso,quando mi passò accanto con le bende sporche e nel momento in cui le bruciò.

-Mi dispiace,avrai sete!-.

Affermai e lui non disse una parola,mi fulminò con lo sguardo.

Si scostò dal piccolo fuocherello che aveva acceso e si diresse verso il bagno,ma si accasciò a terra con un tonfo.

-Jean-Claude-. Gridai e scesi dal letto veloce,questa volta nessun giramento di testa. Arrivai accanto a lui e mi soffermai a guardarlo. Sembrava morto. Lo era in un certo senso.

Andai nel panico,non so per quale strano motivo sentii il bisogno e la voglia di aiutarlo,di salvarlo,se così si può dire. Agii in fretta e velocemente. Mi diressi in cucina,il cuore mi martellava nelle orecchie. Ero agitata ed impaurita,trovai un coltello,tornai da lui,mi sedetti e aspettai qualche secondo. Mi morsi un labbro e lo feci. Mi tagliai il polso e lo portai alla sua bocca.

Vidi il liquido rosso colare a piccole gocce nella sua gola. Era ancora fermo ed immobile,poi spalancò gli occhi,mi lanciò contro il muro e picchiai nuovamente la testa. Emisi un gemito ma non uscii alcun suono dalla mia gola. Era stata lacerata all’altezza dell’attaccatura del collo. Due lame taglienti mi avevano perforata in quel punto. La sua lingua ruvida passava più volte intorno ai due piccoli fori e sentii la morsa della bocca stringersi e lui succhiare con forza. Strinsi i pugni e chiusi gli occhi. Sentii piano piano le forze abbandonarmi. Cercavo invano di levarmelo di dosso. Era già successo una volta. Ero piccola,avevo 6 anni all’incirca quando fui attaccata e scoprii l’esistenza di tali mostri notturni.

Comunque tornando al presente. Lui continuava a succhiare e io smisi di dimenarmi,il mio braccio destro,che prima stringeva il suo bicipite cadde sul mio fianco. Non morirò,non ora,si fermerà. Mi ripetevo nella mente. Ma questo pensiero svanii quando iniziai a non udire quasi più il mio battito cardiaco. Fu allora che Jean-Claude si staccò dal mio collo. La bocca insanguinata,gli occhi sbarrati,c’era la morte in quello sguardo e non era più il bel ragazzo che avevo visto poco fa in centro. Era un mostro,aveva lasciato che l’istinto superasse la ragione.

Mi guardava e notai solo una piccola cosa,prima di perdere i sensi del tutto. All’angolo del occhio destro,una piccola gocciolina rossa gli colò su una guancia. Lacrima,pensai,poi crollai a terra inerme.

Nessun commento:

Posta un commento